Misericordia

Il termine misericordia è molto ricorrente nell’ambito religioso e specialmente nei tempi odierni è praticamente la parola d’ordine della Chiesa cattolica, unitamente probabilmente ai concetti di inclusività, sinodalità ed accoglienza.

Vorrei qui analizzare il significato del termine da un punto di vista anzitutto etimologico, passando poi per gli aspetti sociologici, arrivando infine al suo significato religioso dal punto di vista cattolico.

Dal punto di vista etimologico, il termine misericordia significa sostanzialmente provare compassione per gli altri portando le loro sofferenze nel nostro cuore. Trae nello specifico origine dai termini latini miseris cor dare (dare il cuore ai miseri) e cordis (cuore).

Nell’ambito sociologico, il termine significa avere compassione per il prossimo (ovvero immedesimarsi nello stato d’animo altrui) in un’ottica di comprensione dell’errore altrui finalizzata al perdono e all’indirizzamento verso la via giusta. Misericordia significa dunque non soltanto perdonare, ma anche cercare di allontanare la persona dal suo errore. Di qui la funzione rieducativa del concetto di misericordia, che va oltre il solo perdono.

Avere misericordia significa dunque aiutare gli altri anche quando ciò non ci è dovuto. E nel fare questo non si avrà un atteggiamento severo o cinico. I nostri gesti piuttosto saranno accompagnati da dolcezza e premura, o anche da una severità “buona”, ovvero unicamente finalizzata alla correzione pacifica e fraterna.

E a questo punto arriviamo al significato religioso. A mio modesto parere, occorre distinguere tra:

  • misericordia fra gli uomini
  • misericordia di Dio verso gli uomini

La misericordia tra gli uomini viene spiegata a noi cattolici dal Vangelo e consiste nel non giudicare le persone, nell’aiutare i bisognosi e nell’esercitare la correzione fraterna, ovvero indirizzare il prossimo verso i comportamenti graditi a Dio nel modo più graduale e tenero possibile. E in tutto ciò vi è il concetto di perdono. Gesù richiede in particolare di perdonare di cuore il prossimo e di perdonare sempre (non perdonare fino a sette volte ma fino a settanta volte sette).

Come cattolici cristiani siamo dunque tenuti ad amare il prossimo come noi stessi e a perdonare sempre, di modo che anche il padre potrà usare verso di noi questa stessa misericordia. Ma sottolineo sin d’ora il “potrà”.

La misericordia di Dio verso gli uomini è un concetto molto simile, ma vi è una fondamentale differenza. Dio nella persona di Gesù Cristo è supremo giudice. In particolare, è Gesù che nel giudizio particolare di ciascuno di noi deciderà chi andrà all’Inferno, in Purgatorio o in Paradiso.

Ora, mentre noi siamo tenuti a perdonare sempre i nostri fratelli, Dio non è affatto tenuto a perdonarci sempre e comunque. Ed è qui il pericolo del concetto di misericordia così come sembra essere inteso almeno da una parte della chiesa modernista.

In particolare, se ciascuno di noi è chiamato e tenuto a perdonare sempre e comunque il proprio fratello, viceversa Dio non ha alcun obbligo in questo senso. Non è quindi conforme al pensiero cattolico un Dio che perdona sempre qualsiasi peccato, a prescindere da quanto questo peccato ci allontana da Dio. E’ ovvio che Dio è misericordioso, ma come abbiamo evidenziato nelle precedenti considerazioni la misericordia di Dio passa anche per la correzione.

Nello specifico, possiamo intendere la misericordia di Dio come un amore grandissimo, infinito che porta Dio stesso a cercare il peccatore per redimerlo. Ma attenzione. Redimere non significa perdonare ad oltranza, sempre e comunque, ma significa piuttosto indirizzare la persona verso un cammino di conversione.

misericordia

Così, la misericordia di Dio non si esprime solo mediante atti di tenerezza ma anche tramite atti di rimprovero. Ad esempio, quando Gesù inveisce contro i farisei non fa un atto di mancanza di carità ma bensì un atto estremo di misericordia. Vedendo inascoltate le sue precedenti correzioni fatte in modo più bonario, alla fine Gesù li avvisa un’ultima volta rivolgendo a loro degli epiteti al fine di far loro capire di essere ormai in una condizione di errore grave e reiterato.

Di conseguenza, la misericordia di Dio non va vista come un perdono gratuito ma piuttosto come un perdono che trae forza, oltre che dalla infinita bontà divina, dalla nostra conversione e dal sacrificio di Cristo sulla croce. Nessuno di noi è perfetto e di conseguenza nessuno può offrire opere perfettamente meritorie. Serve comunque il sacrificio della croce per far sì che possiamo accedere al Paradiso. Ma senza le opere non c’è amore per Dio, poiché nei vangeli Gesù è chiaro: chi mi ama segue i miei comandamenti.

Sia ben chiaro, il giudizio di Dio non è un’equazione matematica, di conseguenza il Signore terrà conto delle eventuali attenuanti che possano intervenire nel suo giudizio. Il Signore conosce le sue anime, sa leggere i cuori e capisce non solo le azioni ma anche le intenzioni. Tuttavia no, Dio esercita la misericordia in un’ottica di giustizia divina, e non in un’ottica di perdono ad oltranza e gratuito. Nei vangeli infatti non troviamo solo grandi atti di perdono e tenerezza da parte del Signore, ma anche condanne ed anatemi piuttosto netti.

Da buoni cristiani cattolici interpretiamo dunque la misericordia come un meraviglioso attributo di Dio che però richiede anche un qualcosa da parte nostra. Offriamo dunque sinceri frutti di conversione al Signore, e allora potremo confidare nella sua misericordia. E le nostre opere imperfette potranno comunque portarci alla salvezza. Non dimentichiamo mai che la misericordia è per coloro che temono il Signore.

Stiamo attenti quindi, in conclusione, al modo moderno di leggere la misericordia. Frasi del tipo “Dio non è prestazione, è relazione” sono a mio parere da rigettare. Infatti, non basta costruirsi un rapporto personale con Dio per salvarsi, magari a prescindere dalle opere e dal pentimento per i propri peccati. In realtà, la porta per la misericordia di Dio è la nostra conversione, e il donare misericordia al prossimo.